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Dal movente passionale ai rancori personali: la semantica del Femminicidio

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“La mia pittura è per ferire, per graffiare e colpire il cuore delle persone. Per mostrare ciò che l’Uomo fa contro l’Uomo” - Oswaldo Guayasamin (pittore equadoriano) I dati forniti dal Capo della Polizia Gabrielli evidenziano come i femminicidi siano in calo del 40% (nel 2017) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (2016). Si parla di 29 vittime. Vittime nei confronti delle quali viene brutalmente riversato il proprio rancore personale (e meno, stando ai dati, un movente passionale. sul tema, vedi qui ). Il femminicidio è il culmine di un iter violento perpetrato dall’uomo e subìto, troppo spesso passivamente, dalle donne.   Una violenza consumata al fine di ripristinare un arcaico potere sulla donna, che alimenta quella voglia di controllo tipica dell’uomo violento e che annienta totalmente l’autonomia fisica (e psicologica) della donna. Eppure meno di un mese fa usciva questo articolo: Due settimane fa si parlava di “ un massacro che non si...

Educazione Alla Legalità - strumenti di intervento

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Educare alla legalità costituisce uno nei principi fondamentali per costruire una società sorretta dai criteri della correttezza e del rispetto del prossimo. Una società orientata verso la legalità è una società nella quale ognuno potrà vivere meglio e potrà sentirsi al sicuro. L’educazione alla legalità, intesa come evoluzione delle discipline giuridiche, potrebbe essere una disciplina scolastica, una materia insegnata ai ragazzi fin dalla primissima infanzia e, soprattutto, un modo per far concepire la legge e i principi che essa tutela a bambini, a giovani studenti e, soprattutto, agli adolescenti. Proprio perché insegnare il rispetto del prossimo ed i principi in difesa della società dagli attacchi che ne pregiudicano il benessere fa si che gli studenti di oggi, bambini , potranno essere degli adulti migliori di domani. Intervenendo presto nell’educazione dei bambini ed orientandola verso i valori della legalità, si permetterebbe di avere una futura società di adulti ...

13 REASON WHY & BLUE WHALE

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Il suicidio è un tema che suscita particolare tensione.  Quella che ho definito condotta lesiva definitiva (sulla condotta autodistruttiva definitiva clicca qui )  non può essere la sola chiave per reagire al dolore, per superare i dispiaceri. E soprattutto non può non esserci un grido che precede tale gesto, un precedente tentativo, od una richiesta di aiuto. PARTE PRIMA Ho da poco terminato di vedere la serie di Netflix 13   (13 reasons why) e, poco interessato all’argomento, onestamente, non ho letto il libro (di     Jay Asher edito da Mondadori, 2008) da cui è tratta la serie. Ma essa è stata da sola sufficiente a pormi adeguati spunti di riflessione. Il tema, già   trattato ( qui ), è quello della morte . Una morta terribile, quella derivante dal suicidio. Soprattutto in un caso, come quello narrato da 13 ove la protagonista rende colpevoli della propria morte le persone che con lei avevano relazioni quotidiane e alle cui condotte,...

LA SINDROME DI MUNCHAUSEN

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Viaggio a cavallo di una palla di cannone* Munchausen - illustrazione di Gustave Doré   Il nome di tale sindrome deriva dal Barone di Munchausen (Germania 1720-1797), conosciuto come il “Barone bugiardo”, grazie alla sua particolare capacità narrativa (relativa a storie inventate quale, appunto, il V iaggio a cavallo di una palla di cannone* ). Annoverata tra i disturbi fittizi la cui caratteristica peculiare consiste nella produzione intenzionale di segni o sintomi (fisici e/o psichici) al fine di assumere il ruolo del malato, può essere autoindotta oppure indotta ad altri (in tal caso, Munchausen per procura , ora Disturbo fittizio provocato ad altri ). Dal punto di vista criminologico è la variante per procura ad essere rilevante. Infatti, il soggetto che determina i sintomi, o segni fisici o psichici in un altro individuo, tendenzialmente un bambino è un adulto , (spesso la madre), che attribuisce o procura una malattia (o i segni di una malattia fi...

QUANDO PAPÀ UCCIDE

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Poco rilevano le condizioni culturali e sociali. Poco importano le maschere che si indossano nella quotidianità della vita. Un padre che uccide i propri figli induce alla legittima domanda su come sia possibile non aver lasciato dietro di sé degli atteggiamenti indiziari di un qualsivoglia disagio. Psicologico o esistenziale. Relazionale, comportamentale. Ma davvero una padre amorevole e dedito alla propria famiglia un giorno potrebbe alzarsi e diventare  Jack Torrance di Shining , ipotetico boia dei propri figli? Potrebbe essere questo uno dei casi in cui  l’ autopsia psicologica   e il vissuto del  padre/assassino dei propri figli  potrebbe aiutarci a determinare le ragioni di un gesto iniquo e incomprensibile. L’uccisione dei propri figli è un omicidio. Un omicidio, aggravato dalla circostanza che le vittime sono discendenti diretti dell’autore del reato (v. art. 61 c.p. e art. 576 c.p. se il fatto è commesso  contro l'ascendente o il discendente ...

L'AUTOPSIA PSICOLOGICA

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Aspetto molto discusso in letteratura criminologica è quello dell’autopsia psicologica, ossia del meccanismo tramite il quale si cerca di “leggere” tra il vissuto della vittima, tra le sue abitudini, i suoi atteggiamenti ed i suoi comportamenti, al fine di capire l’evento morte insieme con le cause che l’hanno determinata. Concetto dibattuto in quanto non esiste un vero e proprio protocollo cui attingere al fine di procedere all’autopsia psicologica. Il primo approccio verso tale procedura si ha in una Inghilterra della fine degli anni settanta, in un contesto pseudo kubrickiano saturo di eventi ma debole di soluzioni. Si cercava di voler andare oltre all’evento morte e, soprattutto si credeva, naturalmente, che il vissuto precedente all’evento morte stesso contenesse importanti tasselli utili per ricondurre un fatto al proprio autore.  Come detto non v’era (e non v’è) un protocollo vero e proprio, bensì, di volta in volta era opportuno procedere alla creazione di indicazioni e...

Violenza sessuale di gruppo e l'aggravante verso minori

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La violenza sessuale di gruppo è il reato commesso da chiunque partecipi con altre persone ad atti di violenza sessuale di cui all’art. 609 bis del codice penale. Novella introdotta nel 1996 con la Legge 66, ciò che emerge immediatamente all’occhio è il disvalore penale rispetto alla condotta posta in essere da un singolo autore, in quanto maggiori saranno, altresì, le ripercussioni in capo alla vittima del reato stesso. Art. 609 octies: “La violenza sessuale di gruppo consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all'articolo 609-bis. Chiunque commette atti di violenza sessuale di gruppo è punito con la reclusione da sei a dodici anni. La pena è aumentata se concorre taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 609-ter. La pena è diminuita per il partecipante la cui opera abbia avuto minima importanza nella preparazione o nella esecuzione del reato. La pena è altresì diminuita per chi sia stato determinat...