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VILIPENDIO E OCCULTAMENTO DI CADAVERE. UNA MORTE INIQUA.

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È vero, la morte per mano di altri, è sempre iniqua e si insinua in un contesto di proiezione di un male assoluto ed apparentemente incomprensibile. Tuttavia, vi possono essere situazioni, condizioni e stati emotivi che rendono differenti anche gli assassinii. Si può uccidere sotto un impulso irrefrenabile, improvviso o sotto l’effetto di sostanze psicotrope o stupefacenti. Si può desiderare la morte altrui seguendo un progetto prestabilito. Si può essere incapaci di scernere il bene dal male. Ma quando la vittima di un omicidio viene dissanguata, tagliata a pezzi, nascosta in una valigia e gettata come immondizia in un campo, allora, la morte, già di per sé ingiusta, diventa proprio iniqua. È ciò che la letteratura medico legale dei primi del 900 definiva “lo strazio delle carni”. Una violenza brutale, assai lontana dai livelli di umanità, e soprattutto di civiltà, di cui l’essere umano del 2018 dovrebbe fregiarsi. In Italia, a Macerata, il corpo di una ragazza di 18 anni è stato