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Cronaca e pregiudizio: cosa ci dice la criminologia del triplice omicidio di Roma?

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L’orrore si è abbattuto sulla cronaca con la violenza spietata e asettica tipica delle dinamiche omicidiarie multiple intrafamiliari. Tre vittime: padre, madre e una bambina di pochi anni. Un quarto componente, il figlio maggiore, è sopravvissuto per miracolo alla furia dell'aggressore. Sotto la lente della giustizia e degli investigatori è finito un uomo, un conoscente della famiglia, la cui fotografia è stata ampiamente diffusa. Prima di analizzare i vettori criminologici che sembrano muovere questa strage, è necessaria una premessa metodologica, tanto ovvia per gli addetti ai lavori quanto puntualmente ignorata dal tritacarne del dibattito pubblico. Il crimine come fatto oggettivo: oltre l'etnia Nel diritto penale moderno e nella criminologia scientifica vige un principio cardine: il reato è un fatto oggettivo. Si studia il comportamento, il nesso di causalità, la colpevolezza e la dinamica psichica che ha armato la mano dell'autore. L'origine etnica o la nazionalità...

Il diritto alla normalità apparente: la propaganda dell'ovvio e l'ostracismo delle pluralità identitarie

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  Hanno gli stessi diritti, guidano la macchina”: la patente di civiltà del populismo e il grottesco riduzionismo dei diritti civili  In un contesto comunicativo strutturato sulla polarizzazione e sul populismo identitario, le affermazioni di certi esponenti politici secondo cui le soggettività affettive e identitarie godrebbero già di una piena uguaglianza — poiché legittimate a " guidare la macchina " o ad " accedere alle cure ospedaliere " — si configurano come un espediente retorico di sconfortante banalità. Sostenere che l’esercizio delle funzioni biologiche o civili elementari esaurisca il perimetro dei diritti fondamentali non è solo un’argomentazione inconferente, ma un vero e proprio atto di sabotaggio concettuale, volto a occultare la persistenza di un ostracismo sociale profondo. Il punto critico risiede nella voluta confusione tra la capacità giuridica generale e la tutela specifica contro le dinamiche di discriminazione e vittimizzazione. Equiparare la ...

Cancellare il femminicidio? L’illusione negazionista e il ritorno all'analfabetismo criminologico.

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In un dibattito pubblico ormai avvelenato dalla ricerca del consenso a ogni costo, le recenti affermazioni che tentano di derubricare il femminicidio a mera variante statistica dell'omicidio si palesano non solo come un errore logico, ma come una pericolosa involuzione del pensiero criminologico. Sostenere che il femminicidio non esista, o che sia equiparabile a qualsiasi altro atto violento perché "già tutelato" dall'ordinamento, significa ignorare deliberatamente la natura antropologica del fenomeno. Il punto critico risiede nel rifiuto di riconoscere il femminicidio come l'esito finale di una patologia culturale, una metastasi di quel controllo arcaico che trova terreno fertile in un sistema di valori ancora profondamente misogino. Chi nega la specificità del femminicidio sta operando una rimozione collettiva: vuole negare che l'uccisione di una donna, in quanto donna, non sia un evento neutro, ma un atto che mira a ripristinare un ordine patriarcale minacc...

La catarsi dell’8 marzo e l'eclissi della prevenzione criminologica: basta una mimosa per lavarsi la coscienza?

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In un panorama social spesso saturo di celebrazioni di facciata, la ricorrenza dell’8 marzo si palesa come un paradosso sociale e criminologico che merita un’analisi severa. Se osserviamo il fenomeno della violenza di genere non come un evento isolato, ma come il culmine di un iter violento e di un pregiudizio radicato, appare evidente come una giornata di festa risulti non solo inopportuna, ma quasi antitetica alla reale tutela della donna. Il punto critico risiede nella natura stessa della celebrazione, che rischia di trasformarsi in una catarsi collettiva annuale, utile solo a silenziare le coscienze prima di tornare alla quotidianità di un odio misogino che è, prima di tutto, un atteggiamento antropologico e culturale. Festeggiare l'8 marzo mentre i dati continuano a registrare una vittima ogni tre giorni significa ignorare che il femminicidio è l’epilogo prevedibile di una serie di comportamenti — stalking, ingiurie, violenza verbale e psicologica — che la società spesso...