Cronaca e pregiudizio: cosa ci dice la criminologia del triplice omicidio di Roma?

L’orrore si è abbattuto sulla cronaca con la violenza spietata e asettica tipica delle dinamiche omicidiarie multiple intrafamiliari. Tre vittime: padre, madre e una bambina di pochi anni. Un quarto componente, il figlio maggiore, è sopravvissuto per miracolo alla furia dell'aggressore. Sotto la lente della giustizia e degli investigatori è finito un uomo, un conoscente della famiglia, la cui fotografia è stata ampiamente diffusa.

Prima di analizzare i vettori criminologici che sembrano muovere questa strage, è necessaria una premessa metodologica, tanto ovvia per gli addetti ai lavori quanto puntualmente ignorata dal tritacarne del dibattito pubblico.

Il crimine come fatto oggettivo: oltre l'etnia

Nel diritto penale moderno e nella criminologia scientifica vige un principio cardine: il reato è un fatto oggettivo. Si studia il comportamento, il nesso di causalità, la colpevolezza e la dinamica psichica che ha armato la mano dell'autore. L'origine etnica o la nazionalità del presunto reo sono variabili del tutto irrilevanti ai fini della scomposizione analitica dell’atto.

Esiste un’eccezione scientifica a questa regola? Sì, ma risiede esclusivamente nei cosiddetti "cultural crimes" o reati culturalmente motivati: pratiche illecite specifiche, rituali codificati o delitti d'onore legati strettamente a rigidi e tribali codici di comportamento di specifiche sotto-comunità.

Non è questo il caso. La strage di Roma non risponde a codici culturali arcaici o tribali. Ci troviamo di fronte a un delitto che, per quanto brutale, si muove lungo i binari universali della criminologia classica: dinamiche persecutorie preesistenti, rancori interpersonali, l'ombra di molestie e, verosimilmente, una matrice legata al controllo e alla vendetta relazionale. La nazionalità dei protagonisti, dunque, resta un mero dato anagrafico che non aggiunge un solo grammo di comprensione all'architettura delittuosa. Usarla come grancassa ideologica è un errore metodologico prima ancora che un atto di sciacallaggio.

Il rispetto delle fasi procedurali e delle garanzie

Un altro elemento che il criminologo deve sempre tenere a mente è il rispetto delle fasi procedurali. Ad oggi, non esistono evidenze processuali definitive né tantomeno confessioni. Il presunto autore è attualmente ricercato, e la ricostruzione si basa sui rilievi tecnici della Scientifica e sulle prime e drammatiche testimonianze del figlio superstite.

Fino a quando non vi sarà un terzo grado di giudizio, ogni valutazione si muove nell'alveo delle ipotesi investigative. Il garantismo non è un optional della difesa, ma la bussola della verità scientifica.

Elementi di analisi criminologica: l'arma e l'overkilling

Nonostante la parzialità dei dati attuali, la dinamica presenta elementi di estremo interesse per chi analizza i fenomeni criminali.

L’utilizzo di un’arma da taglio a lama pesante indica una violenza ravvicinata, fisica ed estremamente cruenta. Questo tipo di arma richiede un contatto corpo a corpo continuo, suggerendo una forte scarica emotiva e un'energia distruttiva mirata alla totale cancellazione del nucleo familiare.

La furia che porta a spegnere tre vite, compresa quella di una minore, configura inoltre lo scenario tipico dell'overkilling. L’azione va ben oltre il mero intento omicidiario: diventa una punizione assoluta, mirata all'eradicazione completa dell'altro e di tutto ciò che lo rappresenta.

La pista persecutoria e il movente

Le indiscrezioni investigative parlano di una lite pregressa e dell'ombra di possibili molestie o attriti insorti all'interno della cerchia relazionale. Se confermato, l’omicidio multiplo non sarebbe l'esito di un "raptus" – termine di qualsiasi valenza scientifica – ma l'atto finale, pianificato o precipitato, di un’escalation di risentimento e di incapacità di gestione della frustrazione o del rifiuto.


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