L’aggressione di San Siro: analisi criminologica e profili di imputabilità - aggiornamenti

L’aggressione avvenuta a Milano nel quartiere San Siro ai danni di un uomo di 55 anni offre un quadro clinico ed empirico di notevole interesse per la criminologia contemporanea. 
La totale assenza di un movente relazionale o economico, l’efferatezza dell’azione (caratterizzata da venti fendenti) e le successive dichiarazioni dell’autore configurano uno scenario limite. 
Le parole pronunciate dal ventiduenne L.S. in sede di arresto (“Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”), unitamente al rinvenimento di biglietti recanti massime motivazionali nelle sue tasche, impongono una disamina scientifica oggettiva, orientata a scindere la piena capacità di autodeterminazione dal vizio di mente indotto da psicopatologia strutturale.

L’Ipotesi del soggetto capacitato: edonismo criminale e devianza razionale

Qualora gli accertamenti peritali escludessero deficit cognitivi o alterazioni dello stato di coscienza, il comportamento del reo sarebbe inquadrabile nei modelli della scelta razionale. Sotto il profilo della criminogenesi (la nascita del proposito criminoso), il travisamento del volto tramite passamontagna indica una chiara attività di pianificazione, volta a eludere i sistemi di identificazione e a garantire la fuga. 
Questo elemento contrasta con l’ipotesi di un impulso del tutto disorganizzato e depone a favore della conservazione dei meccanismi di vigilanza e pianificazione strategica.
Dal punto di vista della criminodinamica (le modalità di esecuzione), l’azione configura un tipico fenomeno di aggressione edonistica o thrill injury. Secondo la Rational Choice Theory (Cornish e Clarke), il beneficio perseguito dall’aggressore non risiede in un’utilità materiale, bensì nella gratificazione psicologica derivante dall’esercizio di un potere assoluto sul corpo della vittima. 
La successiva verbalizzazione di compiacimento definisce un profilo compatibile con il Disturbo Antisociale di Personalità descritto nel DSM-5, contrassegnato da una marcata callosità affettiva, dall’assenza di rimorso e da un deficit strutturale di empatia, elementi che non annullano l’imputabilità penale.

L’Ipotesi del vizio di mente: esordio psicotico e delirio organizzato

La seconda linea interpretativa colloca l’evento all’interno delle patologie dello spettro schizofrenico o degli stati dissociativi acuti. 
La dichiarazione del padre dell’indagato relativa ai pregressi tentativi di cura supporta l’esistenza di un substrato psicopatologico cronico. 
In questa chiave di lettura, i biglietti motivazionali rinvenuti addosso all’aggressore cambiano radicalmente di segno: non rappresentano la formula di un autoconvincimento narcisistico, bensì tentativi disfunzionali di autoregolazione psichica a fronte di una imminente frammentazione dell’Io, o elementi integranti di un delirio persecutorio o di riferimento.
L’assenza di un movente logico e l’efferatezza dell’atto indicano una possibile alterazione dei processi cognitivi superiori. 
L’affermazione circa il divertimento provato non costituirebbe una forma di sadismo cosciente, bensì una manifestazione di appiattimento affettivo o l’effetto catartico successivo al compimento di un’allucinazione imperativa. 
In tale contesto, la capacità di intendere (comprensione del valore sociale dell’atto) e la capacità di volere (controllo dei propri impulsi) risulterebbero gravemente compromesse o del tutto annullate al momento del fatto.

Protocolli peritari e dinamiche di intervento

La determinazione dello stato psichico dell’autore richiede l’attivazione di rigorosi protocolli scientifici forensi. La valutazione criminologica e psichiatrica si articola secondo standard codificati al fine di mappare sia la personalità del soggetto, sia il nesso di causalità tra l’eventuale disturbo e la condotta delittuosa:
- esame psichiatrico diretto: Colloqui clinici strutturati e ricostruzione dell'anamnesi patologica remota, finalizzati alla rilevazione di deliri, allucinazioni e alterazioni formali del pensiero.
- valutazione psicometrica: Somministrazione di reattivi standardizzati quali MMPI-2, Test di Rorschach e la scala PCL-R (Psychopathy Checklist) per la misurazione scientifica dei tratti psicopatici.
- analisi del nesso causale: Valutazione della criminodinamica in conformità con gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità (Sentenza Sezioni Unite n. 9163/2005), per verificare il legame diretto tra la patologia riscontrata e la specifica azione delittuosa.

L’esito degli accertamenti determina due percorsi terapeutico-giudiziari nettamente divergenti:
Nel caso di capacità conservata, il modello d’intervento è di tipo custodiale-penitenziario. 
Gli obiettivi primari sono la neutralizzazione della spinta recidivante — esplicitamente dichiarata dal soggetto — e l’avvio di programmi di ristrutturazione cognitiva basati su modelli psicoterapeutici evidence-based, volti all’interiorizzazione del disvalore penale.
Nel caso di vizio totale di mente, l’ordinamento prevede il riconoscimento della non imputabilità, associata all’applicazione di una misura di sicurezza detentiva in ragione dell’elevata pericolosità sociale del soggetto. L’intervento prevede il ricovero presso una R.E.M.S. (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). 
In questa sede, la dinamica è puramente terapeutica: somministrazione di protocolli farmacologici mirati al contenimento del delirio e successiva riabilitazione psichiatrica a lungo termine.
Ipotesi della matrice terroristica a bassa intensità

Accanto alle tradizionali dicotomie tra capacità d’intendere e vizio di mente, la criminologia moderna impone la valutazione di una terza ipotesi esplicativa: la convergenza tra psicopatologia individuale e radicalizzazione ideologica clandestina, configurando l’azione come un potenziale atto di terrorismo a bassa intensità o di matrice jihadista spontanea (lone-wolf terrorism).
Sotto il profilo della criminogenesi, l’assalto indiscriminato contro un target civile non protetto (soft target), condotto con armi di facile reperibilità (arma bianca) e con modalità d'attacco improvvise e ravvicinate, ricalca fedelmente i manuali operativi della propaganda terroristica contemporanea. In questo contesto, il passamontagna risponde alla necessità di preservare l'operatività del soggetto fino al completamento dell'azione, mentre l'apparente assenza di un movente logico-personale si risana all'interno di una logica di asimmetria bellica, dove la vittima non è colpita in quanto individuo, ma in quanto simbolo della società da aggredire.

Dal punto di vista della criminodinamica, le dichiarazioni post-delittuose e i biglietti rinvenuti assumono una differente chiave di lettura:

- la rivendicazione di compiacimento: l'espressione “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio” può non essere l'esito di un sadismo clinico o di un delirio schizofrenico, bensì l'effetto di un processo di disimpegno morale (teoria di Albert Bandura) indotto da una radicalizzazione ideologica. L'eliminazione dell'empatia verso la vittima viene giustificata dal fine superiore politico-religioso, mutando l'atrocità in un dovere morale gratificante.
- il manoscritti motivazionali: Biglietti con formule quali “Believe in yourself” o “Don't let pain bring you down” possono rappresentare la traccia cartacea di un percorso di auto-indottrinamento e di auto-attivazione psichica, formule utilizzate dal soggetto per superare le resistenze inibitorie interne prima del compimento dell'atto sacrificale o dimostrativo.
Se l'attività investigativa degli organi di sicurezza dello Stato confermasse tale matrice, il quadro clinico-forense verrebbe integrato da parametri socio-politici. In termini di dinamica di intervento, l'autore verrebbe inserito in circuiti carcerari ad alta sicurezza (AS2 - Terrorismo internazionale) dotati di specifici protocolli di monitoraggio e di programmi di de-radicalizzazione. 
Tali interventi sono mirati alla disarticolazione del sistema di credenze ideologiche e al contrasto dei fenomeni di proselitismo interno, trattando il reo non come un paziente psichiatrico o un criminale comune, ma come un militante ideologico altamente pericoloso per la sicurezza pubblica.

Considerazioni integrative e sviluppi investigativi

A margine delle prime ipotesi teoriche formulate a caldo, gli sviluppi investigativi e le determinazioni dell’Autorità Giudiziaria offrono un quadro fattuale e processuale più definito, utile a contestualizzare e ad affinare la disamina criminologica del caso.
In primo luogo, l’attività istruttoria condotta dagli organi inquirenti e le decisioni assunte dal Giudice per le Indagini Preliminari hanno consentito di circoscrivere la qualificazione giuridica e la matrice della condotta delittuosa. Pur confermando la sussistenza della gravità indiziaria per il reato di tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi e la permanente pericolosità sociale del soggetto — ritenuto a concreto rischio di reiterazione —, il quadro cautelare ha inizialmente escluso la contestazione dell’aggravante della premeditazione.
Allo stesso modo, le verifiche ad ampio raggio condotte dagli apparati di sicurezza e dalla Digos sugli ambienti digitali e sui contatti del giovane non hanno evidenziato elementi concreti d'integrazione o di affiliazione a reti di radicalizzazione ideologica o terroristica; gli spunti inizialmente emersi (quali immagini o simbolismi sul dispositivo telefonico) sono stati ricondotti dagli investigatori a condotte decontestualizzate, non idonee a configurare la fattispecie del lone-wolf terrorism.
Sotto il profilo della storia clinica e comportamentale dell’indagato, le verifiche internazionali hanno fatto emergere un passato recente particolarmente complesso e turbolento, trascorso per lungo tempo nel Regno Unito. In tale contesto estero figurano precedenti specifici per atti di aggressione, compresi episodi di violenza maturati all'interno del circuito penitenziario inglese con l'ausilio di armi da taglio artigianali.
Questo elemento di anamnesi comportamentale rivela la presenza di un pattern di aggressività etero-diretta ben radicato, allontanando con decisione l'ipotesi che l'evento di San Siro rappresenti un fenomeno puramente occasionale o una prima manifestazione reattiva estemporanea.
Alla luce di un profilo personologico definito dagli stessi inquirenti come profondamente “eccentrico, insensato e allarmante”, la traiettoria processuale si sta focalizzando in modo decisivo sull’aspetto peritale. Il nodo centrale della vicenda giudiziaria rimane infatti legato agli accertamenti psichiatrici e medico-legali disposti per valutare la capacità di intendere e di volere di L.S. al momento dei fatti.
Qualora le perizie dovessero riscontrare un vizio totale o parziale di mente legato a una patologia psichiatrica strutturale, l'iter giudiziario si orienterà verso la non imputabilità e il conseguente collocamento presso una R.E.M.S. In caso contrario, di fronte a una piena capacità di autodeterminazione e all'assenza di patologie invalidanti sul piano cognitivo e volitivo, prevarrà il modello punitivo-custodiale tradizionale all'interno del circuito penitenziario ordinario.

Credits immagine di copertina: Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde - Global Grey ed. (Immagina tratta da internet, sito casa editrice Global Grey)

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