Criminologia: nuovo corso per l'anno accademico 2024-2025 presso l'Utea di Asti.
Il 16 ottobre 2024 riprenderà il corso di criminologia dell’Utea.
La materia si presenta particolarmente
interessante, per il risvolto sociale (oltre che giuridico) che si cela dietro
alla commissione di un crimine.
Tengo a precisare che l’umiltà, il
rispetto e la semplicità rappresentano le chiavi utili non solo per spiegare
questa materia ma, altresì, per comprenderla.
Umiltà, di fronte alla conoscenza, mai sufficiente,
della materia; rispetto per gli eventi (crimini contro la persona che
possono portare all’evento morte, oggetto di studio) e semplicità nella
narrazione che conduce, di fatto, ad un recepimento immediato e diretto.
Le lezioni saranno sempre accompagnate da slides
–aggiornate e differenti rispetto a quelle degli anni precedenti, proprio per
permettere agli utenti che hanno già frequentato il corso, di rifrequentarlo
senza “annoiarsi”!
Fornisco inoltre costanti riferimenti
letterari, cinematografici, ma anche poetici o musicali, per agevolare la
memorizzazione della materia e, talvolta, per alleggerirla, per quanto
possibile.
Oltre alle lezioni indicate nel libro
corsi, ne sono state aggiunte altre 4 (le cui date sono riportate correttamente
nel libro corsi dell’Utea), che assumeranno la forma di conferenza, con
supporto documentale, registrazioni ed interviste.
Ecco i titoli delle lezioni integrative
· Totalitarismo e criminalità: analisi dei principali regimi totalitari e dei crimini da essi perpetrati. L’antisemitismo nella criminologia: la matrice di ogni razzismo.
· Il ruolo della donna all’interno delle organizzazioni criminali organizzate: i sistemi gerarchici delle mafie.
· Devianza e Criminalità: il ruolo degli insegnanti nei vari ordini e gradi di istruzione. Cultura e istruzione come strumenti per arginare fenomeni criminali.
L’ultimo incontro assumerà, per la prima volta, un connotato interattivo: si vuole rendere una forma comunicativa differente, sotto forma di talk, in cui il pubblico potrà liberamente intervenire, ponendo interrogativi diretti al docente.
Il tema trattato sarà il seguente:
· Criminalità tra realtà e percezione: in un’ottica evolutiva del corso di criminologia, sarà acceso un dibattito di confronto durante il quale i fruitori del corso potranno intervenire attivamente con domande dirette.
INTRODUZIONE
ALLA CRIMINOLOGIA, di Isabella Merzagora
Raffaello Cortina Editore, nel 2023 ha
pubblicato la prima edizione del libro della Dott.ssa Isabella Merzagora,
Introduzione alla criminologia.
Si tratta di una raccolta dei temi delle
principali lezioni tenute dalla criminologa nei diversi corsi universitari,
rielaborati sotto forma di manuale.
Significativa la premessa dell’autrice (..di
non annoiare, sono quasi certa..), che accoglie, quasi rassicurandolo, il
lettore, su ciò cui andrà in contro: la dottrina, criminologica, che accompagna
la fenomenologia dei principali fatti delittuosi, unita all’interpretazione
statistica e, dunque, concreta, di come tali fatti influenzino dinamiche
soggettive, sociali, psicologiche e, appunto, didattiche.
L’autrice, Isabella Merzagora, è
un’istituzione della criminologia, dal punto di vista dottrinale, in primis.
Ma anche e, soprattutto, dal punto di
vista processuale: molte delle perizie che ha reso come tecnico dei Tribunali hanno
letteralmente fatto scuola, ponendo la Dottoressa quale punto di riferimento
per moltissimi studiosi della materia e, accreditando sempre più la sua
autorevolezza in sede giudiziaria.
Il manuale introduce, appunto, alla
criminologia, aprendo la strada a tutti coloro i quali ambiscono a conoscere le
basi di una materia affascinante al punto da assurgere a fenomeno social-trend,
permette ad un neofita di padroneggiare argomenti e terminologie sconosciute,
approfittando del linguaggio estremamente chiaro e netto, utilizzato
dall’autrice.
Allo stesso tempo, risulta essere un
ottimo strumento di refreshing per gli studenti della materia, non solo
per appassionati, ma addetti ai lavori, studiosi e ricercatori in quanto
vengono riportate ricerche e statistiche estremamente attuali, in un’ottica
anche evolutiva della materia stessa che, come detto molte volte, rappresenta
un insieme di competenze tecnico-scientifiche.
Dopo una breve introduzione sull’origine
della disciplina in sé e, quindi, sulla criminologia come scienza, l’evoluzione
del manuale passa attraverso i principali temi oggetto di studio, riportati con
interessante fenomenologia critica.
In specie, vengono trattati - tra gli
altri - i seguenti temi:
-
l’omicidio
-
la violenza in famiglia, femminicidio e omocidio
-
madri che uccidono
-
parenticidio
-
il mass murder
-
la delittuosità sessuale
-
il rapporto tra criminologia e pandemia
Nel trattare il delitto di omicidio, genericamente inteso, vengono affrontati i temi del numero oscuro (cioè, dei reati che non risultano da fonti ufficiali, atteso che l’omicidio è il reato col minor numero oscuro, ed in diminuzione), dell’indice di occultamento (rapporto tra reati noti e quelli effettivamente commessi), della teoria dei conflitti culturali (elaborata da Sellin, per la quale, causa dell’instabilità sociale è proprio la commistione di sistemi culturali estremamente differenti e che interagiscono poco).
Si procede, poi, con l’analizzare l’omicidio
e la violenza in famiglia. In tal senso, l’autrice pone in evidenza come
si sia assistito, nel tempo, ad una sostanziale diminuzione dei reati connessi
alla criminalità (e, in una realtà sociale quale quella italiana, soprattutto
della criminalità organizzata), mentre gli omicidi nell’ambito famigliare
rappresentano più della metà del totale.
Un breve cenno al fenomeno dell’omicidio-suicidio
rapportandolo soprattutto al tema del disagio vissuto in alcune famiglie
all’interno delle quali uno dei coniugi non ha più le forze per assistere
l’altro coniuge, malato e non più autosufficiente (emblematica la citazione “ti
devo uccidere, ma vengo con te”, richiamando il volume “odia il prossimo
tuo come te stesso. L’omicidio-suicidio a Milano e provincia”, ed.
Franco Angeli, 2005, Merzagora-Pleuteri).
Il concetto criminologico di femminicidio
viene elaborato, correttamente, dal punto di vista sociale e non numerico: poco
importa, infatti, nota l’autrice, l’incidenza numerica del fenomeno, quanto –
piuttosto – è da considerarsi “scandaloso” il fatto che continuano a esserci.
Significativo il riferimento al tema della vittimizzazione femminile anche in
ordine a reati, diversi dal femminicidio, cui sono protagoniste le donne e che,
alimentando il già menzionato numero oscuro, non vengono portati a conoscenza
della giustizia.
Il capitolo quarto, si conclude con
l’introduzione ad un argomento poco trattato, a livello dottrinale e
manualistico: l’omocidio.
Con tale espressione intende riferirsi
alla violenza all’interno di coppie omosessuali e, parallelamente al concetto
di femminicidio (da intendersi come omicidio di una donna in quanto tale), al
delitto contro un omosessuale in quanto omosessuale, oggetto e protagonista del
pregiudizio omofobo.
La Dottoressa ricorda come, all’interno
della stessa comunità scientifica, l’omosessualità era erroneamente intesa
quale malattia, poi tra i Disturbi dell’orientamento sessuale, all’interno
delle precedenti versioni del Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi
mentali.
Si sofferma, poi, sula particolare
categoria di Serial Killer, denominata hate murderer e i serial killer
giustizieri, obiettivo dei quali è proprio quello di ripulire il mondo da una
particolare categoria di persone.
Il capitolo quinto prende in esame un
argomento che, generalmente, destabilizza anche le platee più fredde e
distaccate. Il titolo, emblematico, Madri che uccidono. Nella sostanza, tuttavia, la Professoressa
sottolinea quanto le donne siamo poco presenti quali autrici di reati violenti.
L’analisi passa dal riferimento al
comportamento impulsivo, tipico della madre che maltratta i figli, all’azione
omissiva, tipica della madre che tende a trascurare la prole o che è incapace
di adempiere ai propri doveri di responsabilità nei confronti, ad esempio, di
un neonato e le cui omissioni ne determinano la morte.
Inevitabile, ed interessante, il
riferimento ai fenomeni depressivi psicotici, annoverandole tra le patologie
più citate da tutti gli autori che si occupano di figlicidio (pag. 70, del
manuale).
Così come inevitabili sono quei
riferimenti alla Sindrome di Munchausen per procura, quale forma di
maltrattamento che implica un malessere fisico o patologico cagionato
volontariamente dalla madre, con continuo affidamento all’assistenza sanitaria.
Il capitolo che trova maggior contenuto innovativo, a mio avviso, è il capitolo ottavo, non tanto per il titolo (Che cos’è la psicopatologia forense), quanto per il contenuto e per il modo attraverso il quale si cerca di far comprendere la fondamentale distinzione tra quei concetti che appartengono alla psicologia (viene espressamente riportato il concetto – psicologico appunto – di immaturità) da quei concetti psicopatologici e che, quindi, riconducono certi comportamenti ad anomalie psichiche e, dunque, espressione di una vera e propria patologia.
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